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F.A.Q.

Il nostro esperto risponde

Il servizio è offerto da Mech & Human grazie alla disponibilità del suo Direttore Scientifico, Prof. Sergio Bortolini, Professore associato di Malattie Odontostomatologiche (MED 28) presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Attualmente il Prof. Bortolini è titolare degli insegnamenti di Protesi Dentaria e Materiali Dentali nel Corso di Laurea Specialistica in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università di Modena e Reggio Emilia diretto dal Prof. Ugo Consolo.

Il curriculum dettagliato del Prof. Sergio Bortolini e l’elenco delle sue pubblicazioni sono consultabili qui.

Questa pagina offre un consulto online ai Medici Odontoiatri professionisti Implantologi, ed è da intendersi a scopo informativo/didattico.

Hai un dubbio o un problema di Implantologia e non hai trovato la risposta che cercavi? Mandaci una mail a marketing@mech-human.com e ti risponderemo!

1 – NEL KIT CHIRURGICO EVEN SONO PRESENTI ALCUNI STRUMENTI CHIAMATI “OSTEOCOMPATTATORI”. DI COSA SI TRATTA NELLO SPECIFICO E QUALI VANTAGGI CHIRURGICI APPORTANO?

L’osteocompattatore è uno strumento molto amato dagli Odontoiatri perchè offre un controllo manuale molto raffinato e l’operatore “sente” l’osso in modo molto preciso.
Attraverso l’utilizzo degli osteocompattatori:
• è possibile ottenere un incremento della qualità ossea manuale senza il ricorso a martelli chirurgici;
• si può sottopreparare in senso orizzontale e verticale un osso extra soffice D4 e soffice D3 trasformandoli rispettivamente in D3 e D2;
• si può preparare un alveolo chirurgico retrosinusale senza ricorrere a frese;
• si può elevare la membrana del seno senza esercitare alcuna pressione verticale.
Il principio biologico è semplice: si comprime l’osso con uno strumento specifico (che non maschia) e che presenta la peculiarità di avere un passo di spira diverso rispetto a quello dell’impianto (ecco perché non è un maschiatore).

2- QUALI SONO LE INDICAZIONI PER L’INSERIMENTO SUBCRESTALE DELL’IMPIANTO NEL CASO IN CUI LE CRESTE NON SIANO LIVELLATE?

Se le creste non sono livellate si ricorre a posizionamenti subcrestali con impianti più corti posizionati più profondamente. Il livellamento della cresta con una osteoplastica può indurre effetti biologici indesiderati come riduzione del livello di gengiva aderente o riassorbimenti ossei evidenti. In questi casi si può aggirare l’ostacolo affondando l’impianto anche molto di più dei 2 mm canonici e ricorrendo a pilastri protesici più alti. La tecnica è intuitiva e presenta qualche piccola variante se il chirurgo ha esperienza di tecnica di espansione ossea quale la split crest o la tecnica ERE proposta da Calesini, Scipioni e Bruschi.

3- HO NOTATO UN PRINCIPIO DI OSSIDAZIONE SUGLI STRUMENTI, COME MI DEVO COMPORTARE?

Tutti gli strumenti chirurgici hanno una componente ferrosa o carboniosa che può portare ad una leggera ossidazione degli stessi. Il fenomeno è ancor più evidente se si disinfettano gli strumenti con acido peracetico o se la sterilizzazione avviene sui ferri non completamente asciutti. Contattate il produttore.

4 – NEL KIT CHIRURGICO EVEN NON HO TROVATO GLI STOP PER LE FRESE E PER GLI OSTEOCOMPATTATORI DA DIAMETRO 5 E 6, COME FACCIO AD ACQUISTARLI?

Gli stop mobili per le frese da 5 e da 6 mm sono strumenti che si usano molto raramente e di conseguenza non sono previsti all’interno del kit. Contattate Mech & Human per acquistarli a parte.

5 – COME POSSO EVITARE PROBLEMI NELL’INSERIMENTO DEGLI IMPIANTI IN MANDIBOLA? TALVOLTA CAPITA CHE VOLENDO REALIZZARE UNA INSERZIONE “SUB-LEVEL” GLI IMPIANTI SI “BLOCCHINO” E NON SCENDANO QUASI A FINE CORSA, IN PARTICOLARE EFFETTUANDO QUESTA MANOVRA CON CRICCHETTO SVILUPPANDO FORTE TORQUE. TEMENDO COMPROMISSIONE DELLE PARTI MECCANICHE RIESCO INFATTI A MALAPENA AD EFFETTUARE UNA INSERZIONE BONE-LEVEL. POSSO RISOLVERE LA COSA AGENDO CON I MASCHIATORI?

Gli osteocompattatori possono essere usati come maschiatori in mandibola ma in osso D1 e D2 la preparazione dell’alveolo chirurgico deve essere fatta con la fresa e va preparato il sito chirurgico 2 mm oltre: ad esempio serve una preparazione da 14 mm per mettere un impianto da 12 sub level di 2. Gli impianti a testa piatta EVEN non sono autoperforanti, quindi non avanzano in osso duro D1 non preparato dalla fresa, il che può mettere in difficoltà i Clinici abituati ad utilizzare impianti conici autoperforanti. Oltre a ciò, l’osso a volte non è solo duro ma è anche tenace e questa caratteristica può indurre all’errore anche un operatore esperto che potrebbe sottopreparare troppo per arrivare poi a “inchiodare” l’impianto. Se si è in osso morbido (caso tipo per il quale l’osteocompattatore è stato progettato), si prepara il sito chirurgico standard (per esempio da 12) e poi si avvita l’impianto a 14 mm.

6 – IN OSSO D1 E’ SEMPRE CORRETTO SEGUIRE I PASSAGGI DI PREPARAZIONE CON LA SEQUENZA STANDARD DELLE FRESE? IN SEGUITO, MEGLIO AGIRE CON CRICCHETTO FISSO O REGOLABILE?

In osso D1 l’impiego delle frese standard è sempre corretto, ma è altresì sempre consigliabile usare il cricchetto fisso: L’impianto regge egregiamente fino a 100 N e non ha mai bisogno di essere svitato e riposizionato. Il countersing non serve mai, l’unico accorgimento utile nell’osso D1 corticalizzato è aumentare di 2 mm la profondità dell’alveolo chirurgico. Il cricchetto regolabile è una inutile complicazione in osso duro: a 50-60 N il dentista prende paura mentre è quello il valore aggiunto del nostro impianto.

7 – IL TRANSFER PER PRENDERE L’IMPRONTA SUL MUA SEMBRA PICCOLO E POCO RITENTIVO: CON QUESTE CARATTERISTICHE CI POSSONO ESSERE EPISODI DI MOVIMENTO DENTRO IL MATERIALE DI IMPRONTA E QUINDI SI POSSONO VERIFICARE IMPRECISIONI SIGNIFICATIVE. INOLTRE, CONFRONTANDO IL TRANSFER NORMALE AL TRANSFER SUL MUA, NOTO CHE LA PARTE DI RITENZIONE È DIVERSA. COME MAI?

Per quanto concerne le tecniche d’impronta, Mech & Human ha realizzato entrambe le tipologie di transfer: transfer a strappo e transfer pick-up con la tecnica del cucchiaio aperto. Le dimensioni delle componenti sono state sviluppate sulla base dei feedback provenienti dal panel degli Opinion Leader di progetto, che prediligono la tecnica dello splintaggio degli impianti multipli.

8 – COME E’ OPPORTUNO COMPORTARSI IN PRESENZA DI OSSO D4?

Per quanto concerne l’osso di densità scarsa come il D4, che riscontriamo spesso nelle aree mascellari post sinusali, è consigliabile una preparazione manuale dell’alveolo chirurgico con gli osteocompattatori presenti nel kit, spesso senza alcun ricorso a frese o strumenti rotanti. Questo approccio, poco descritto in letteratura, consente una densificazione dell’alveolo chirurgico e un incremento della sensibilità tattile dell’operatore nell’avvitamento implantare anche quando la sottopreparazione del sito è superiore al millimetro.

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